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Sito Archeologico "Campo Muri"

Sede sito archeologico

Sito Archeologico
4 - Campo muri

Indirizzo

Località Campo Muri Rapolano Terme 53040

Modalità di accesso

L'ingresso è possibile solo su previo appuntamento.

Altre informazioni

CENNI STORICI

I primi ritrovamenti di reperti di epoca etrusco-romana a Campo Muri, nei pressi delle Terme San Giovanni di Rapolano, risalgono alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso (bronzetti votivi, ceramiche, ecc.), su segnalazione del locale Gruppo Archeologico, quando fu aperta una cava di travertino adiacente agli scavi. II territorio rapolanese, era attraversato da un importante asse viario romano: la strada Cassia Adrianea, che collegava Chiusi con l’area senese settentrionale e con FirenzeQuest’importante arteria, insieme alle acque termali, al travertino e ad altri fattori, favorirono la nascita dell’insediamento termale di Campo Muri che risale all’età etrusca e romana sviluppandosi in un complesso esteso oltre mq. 8000, lambito sui lati Sud ed Est da due fronti di una cava di travertino. Le presenze archeologiche più antiche messe in luce nel sito di Campo Muri attestano l’esistenza, a partire almeno dal III secolo a. C., di un culto legato alla presenza di acque termo-minerali cui erano in antico attribuite proprietà sacre, oltre che salutari e terapeutiche. La presenza di un deposito votivo nella cosiddetta Buca delle Fate, area boschiva presente attualmente nel settore Nord-Ovest del complesso, testimonia la sede della sorgente termale in età antica. Tra i materiali rinvenuti nel deposito votivo si segnalano soprattutto bronzetti di offerenti maschili e femminili e il rinvenimento eccezionale di un piccolo padiglione di orecchio in bronzo, attestante la riconosciuta, già in antico, funzione salutare delle acque di Rapolano per la cura delle malattie otoiatriche. Al carattere sacro attribuito alle naturali proprietà della sorgente, si affiancarono e col tempo si sovrapposero l’utilizzo e lo sfruttamento a fini propriamente terapeutici e termali delle acque calde. La fase monumentale del complesso, cui è riferibile il suo massimo sviluppo planimetrico, è attribuibile alla metà del I secolo a.C.-inizi I secolo d.C. Uno degli ambienti presenta un pavimento in battuto di malta bianca con inserimento di scaglie di pietra policroma di notevole pregio. Lungo il lato Sud della sorgente furono edificate due ampie piscine termali con gradinate perimetrali in grossi blocchi parallelepipedi di travertino e piano pavimentale rivestito da lastre di travertino regolari giustapposte: le acque termo-minerali defluivano dalla sorgente alla vasca tramite una serie di bocche di fontana disposte lungo la parete divisoria a distanza regolare, realizzate in blocchi squadrati di travertino. Nel settore Sud-Est del complesso una grande aula rettangolare absidata con orientamento Est-Ovest aperta sul lato corto Ovest (dove è conservata l’ampia soglia in blocchi di travertino con fori dei cardini della porta) e con piccole camere disposte lungo i lati lunghi, forse interpretabili come salette di uno spogliatoio o come cabine per sudationes, è posta in posizione assiale rispetto a un ampio cortile centrale decorato da una lunga fontana-ninfeo costruita in laterizio e circondato da tre ambienti simmetrici per lato. Il sistema di approvvigionamento idrico e del relativo impianto idraulico è attestato dalla presenza di tubazioni in piombo e di una cisterna sotterranea coperta da volta a botte. Resti di un praefurnium indicano invece l’esistenza dell’impianto di riscaldamento degli ambienti. Nell’ambito del II secolo d.C. sono collocabili alcuni rifacimenti strutturali. Nel III secolo l’insediamento comincerà a presentare momenti, anche brevi, di parziale abbandono. La fase tardo-antica è caratterizzata da un uso probabilmente non proprio, rispetto alla sua funzione originale. Alcuni degli ambienti indagati, infatti, mostrano un utilizzo di tipo prettamente domestico, con ristrutturazioni, tramite materiali di recupero, di piccoli tratti di muratura fatiscenti, tamponatura di porte, manomissione di pavimentazioni. I reperti numismatici attestano, almeno fino alla metà del IV secolo d.C., un’intensa circolazione nel luogo, probabilmente sempre in funzione della presenza delle acque termali che continuavano a sgorgare, sebbene in modo meno consistente, dalla sorgente della Buca delle Fate, ed erano raccolte all’interno di un dolio, progressivamente inglobato nelle concrezioni travertinose che ottureranno definitivamente le fontane. Nell’anno 2005 è stato portato a termine il primo lotto del progetto di musealizzazione dell’area, costruendo alcune tettoie e istallando l’apparato didattico e i percorsi di visita agli scavi.

Ultima modifica: giovedì, 11 gennaio 2024

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